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Israel contro le bombe La Banda Stern Gli accordi di pace dal 1993
La storia degli ebrei Il massacro di Monaco Il Muro
La politica interna di Israele Sabra e Chatila Storia del Libano
Il conflitto arabo-israeliano La Striscia di Gaza La guerra civile in Libano
I profughi palestinesi La prima e la seconda Intifada La seconda guerra in Libano

 

STORIA DEGLI EBREI

arco di TitoGli ebrei all’inizio erano soltanto delle tribù nomadi dedite alla pastorizia, stanziate nella Mesopotamia. La bibbia racconta che nel 2000 a.c. il loro capo Abramo li guidò verso la terra di Canan cioè l’odierna Palestina, tra il Sinai e la Fenicia (attuale Libano), poi si spostarono in Egitto dove furono fatti schiavi. Con Mosè ritornarono nella terra di Canan. Intorno al 1000 a.c. creano uno stato con capitale Gerusalemme. La storia degli ebrei è segnata da momenti drammatici. Nel VI secolo a.c. vengono deportati dagli assiri in Babilonia; ritornati non riescono a creare uno stato unitario e nel 63 a.c. la Palestina divenne provincia romana. Nel 70 d.c. Tito distrugge Gerusalemme sterminando molti ebrei. Alcuni restano in Palestina, altri emigrano lungo la costa del Nord Africa, nel VII-VIII sec. dei gruppi si spostano in Europa al seguito degli emiri arabi. Quelli che si dirigono verso l'Europa cristiana conoscono ben presto le prime persecuzioni. Durante i secoli del Medioevo, i cristiani accusano gli ebrei di essere il popolo “deicida”, responsabile cioè dell’uccisione di Gesù. Nell’Europa cristiana, si proibisce agli ebrei di coltivare e di possedere la terra, e sono costretti a fare solo i banchieri, gli usurai, un ruolo considerato peccaminoso dal mondo cristiano, gli artigiani o altri lavori che non prevedano la proprietà fondiaria. Un diverso destino attende invece gli ebrei nordafricani. Qui, pur pagando una speciale imposta, la “Jiza”, le comunità ebraiche sono rispettate e coperte dalla protezione dei califfi. In Spagna , fra il X e il XIII secolo, si sviluppa una grande cultura arabo-giudaica. Filosofi ebrei e musulmani discutono fra loro di scienza e fede, scrivendo indifferentemente in ebraico e in arabo. Nel Cinquecento termina il periodo fiorente del giudaismo spagnolo, poiché la penisola iberica viene "riconquistata" dai cristiani. I re cattolicissimi Fernando d’Aragona e Isabella di Castiglia impongono il battesimo forzato ad arabi ed ebrei sotto la minaccia della confisca dei beni e della morte, chi non si piega è costretto all’esilio. Comincia, dunque, una nuova fase della diaspora, gli ebrei vanno nel nord Africa, in Turchia, alcuni in mappa dell'esodoPalestina e molti nell’Europa centrale e orientale. Coloro che scelsero l’Europa cristiana si trovarono nel pieno delle persecuzioni. In Europa troveranno una situazione favorevole solo in Inghilterra e nell’Italia meridionale non nel resto dell’Europa, poiché avevano perso il monopolio delle loro antiche attività economiche, dovute allo sviluppo capitalistico. I più emigrarono nell'Europa orientale. In Polonia, in Lituania e in Ucraina, si forma la più grossa concentrazione di ebrei. Lo stato polacco li protegge, e permette loro di svolgere il ruolo economico-sociale che li aveva da sempre caratterizzati. Ma alla fine del settecento arriva un nuovo dominatore, l’impero russo, e con esso nuove persecuzioni, i pogrom, e gli ebrei dovettero riprendere a emigrare, questa volta verso l’Europa occidentale e gli Stati Uniti. In questi paesi, dall’inizio del XIX secolo, la situazione è cambiata. La rivoluzione francese e poi Napoleone hanno abolito i ghetti, hanno emancipato gli ebrei e dato loro la cittadinanza. Molti ebrei accettano di essere “assimilati”, e cioè di diventare francesi, italiani, inglesi ecc. Una minoranza, costituita dai più legati alla fede e alle tradizioni, non vede di buon occhio questa rottura della comunità. L’assimilazione non è un processo che si è verificato tranquillamente senza tensioni. Non è morto il vecchio odio antiebraico, e accanto ad esso sta nascendo un antisemitismo “moderno”, che pretende di fondarsi su assurdi argomenti “scientifici” derivati dal positivismo. In Francia nel 1894, un ufficiale ebreo, Alfred Dreyfus, viene accusato ingiustamente di tradimento e tenuto in galera sull’isola del Diavolo per cinque anni. Il caso fa discutere tutta la Francia.

IL SIONISMO

E proprio l’affare Dreyfus a far pensare l’ebreo ungherese Theodor Herzl e a indurlo a fondare il sionismo. Il sionismo è untheodor herlz movimento per la riunificazione degli ebrei della diaspora in uno stato ebraico in Palestina. Sorto nel XIX secolo culminò nel 1948 con la nascita dello stato di Israele. Il nome del movimento deriva da Sion, la collina su cui era edificato il tempio di Gerusalemme. Nato alla fine dell’ottocento, il suo scopo era il ritorno degli ebrei a Gerusalemme perché potessero avere una patria e governarsi da sé. Tra la fine del XIX e l’inizio del XX secolo iniziarono a migrare in Palestina alcune migliaia di ebrei, grazie all’aiuto finanziario di facoltose personalità delle precedenti diaspore, come il banchiere tedesco Rothschild.

IL FOCOLARE NAZIONALE EBRAICO

Nel 1917 il ministro degli esteri inglese Arthur James Balfour, con la sua dichiarazione ("dichiarazione Balfour"), appoggiò il movimento sionista nella nascita di un “focolare nazionale ebraico in Palestina”. Dopo la prima guerra mondiale il flusso degli ebrei provenienti dalla Russia fu interrotto dal nuovo stato sovietico. L'insediamento ebraico (l'yishuv) in Palestina, dal 1920 al 1948, crebbe da 50.000 a 600.000 coloni. La causa di questo aumento del flusso fu dovuta alle persecuzioni del nazismo. Intanto tra gli immigrati ebrei e gli arabi palestinesi cominciano ad avvertirsi delle tensioni. All'interno del sionismo si crearono diverse correnti di pensiero, da Judah Magnes, che aveva intensione di creare uno stato pacifico di ebrei e arabi, a David Ben Gurion, futuro primo ministro di Israele, contrario a ciò. Poco prima della seconda guerra mondiale, per accaparrarsi l’appoggio del mondo arabo, il governo inglese cambiò l’atteggiamento politico nei confronti dei palestinesi. Nel Libro bianco del 1939 si pensava di creare uno stato palestinese con maggioranza araba e si fissavano dei limiti all'immigrazione ebraica. Ma fu la Shoah, lo sterminio ebraico da parte dei nazisti, a dare l’impulso agli ebrei europei per creare un forte stato ebraico. Nel 1944 un'organizzazione terroristica, l'Irgun Zvai Leumi, comandata da Menahem Begin, futuro premier israeliano, portò a segno diversi attentati contro inglesi e arabi.

LO STATO D’ISRAELEfondazione dello stato di israele

Al termine del mandato britannico in Palestina (1948), gli ebrei proclamarono l'indipendenza del nuovo stato d'Israele, grazie all’appoggio europeo, degli Stati Uniti e al consenso sovietico. Nei primi anni il sionismo fece in modo di rendere abbastanza stabile e sicuro il nuovo stato d’Israele. Tra gli anni Settanta e Ottanta il sionismo si occupò degli ebrei nell’Unione Sovietica, a cui successivamente fu concesso emigrare, e del trasferimento in Israele dei falascià dell’Etiopia. Il sionismo è stato molte volte accusato di essere uno strumento dell'imperialismo occidentale. Nel 1975 l'Assemblea Generale delle Nazioni Unite dichiarò il sionismo assimilabile al razzismo. Oggi il sionismo è basato su due principi fondamentali: la sicurezza dello stato d'Israele e il diritto di ogni ebreo a stabilirvisi (la 'legge del ritorno').

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